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Insieme si può fare
POLITICA
13 aprile 2008
SI VOTA... MA PER CHI?

Guardare i fatti, i dati ed i programmi è una pedanteria che dovrebbe precedere e guidare il giudizio di ognuno di noi. Guardiamoli allora per un momento, i fatti, e analizziamoli per cercare di capirli. Ci vorrà tempo, ma chi avrà la pazienza e la volontà di farlo, forse ne uscirà arricchito da un confronto condotto con onestà intellettuale e serenità.


* Il primo dubbio, il più lampante è quello della NOVITA'... Dov'è la novità del PD? Non sono loro al governo? Non ripresentano le stesse persone?

NON ESATTAMENTE. L'attuale Governo è formato da una coalizione in cui sono presenti oltre al PD anche i 4 partiti della Sinistra Arcobaleno, l'UDEUR, Dini... Nel prossimo eventuale Governo Veltroni non ci sarebbero i Ministri della SA, come Pecoraro Scanio, non c'è più Mastella, non c'è Dini. Inoltre bisogna ricordare che il PD ha scritto un proprio codice etico che impone di non ricandidare persone che hanno alle spalle più di tre legislature. Il Presidente del PD, Romano Prodi non verrà ricandidato nelle liste per il Parlamento, come non sono candidati né Visco, né Padoa-Schioppa, né Amato, né Violante, né De Mita, ecc... I nuovi parlamentari saranno tra 125 a 248 e circa la metà non viene né dai Ds né dalla Margherita. Nelle liste della Camera ci sono 190 candidati sotto i 40 anni il doppio di quelli della passata legislatura presentati sotto il simbolo dell'Ulivo, pari al 30%, di questi 4 sono capilista, seguiti dal segretario del Partito e ne saranno eletti da 30 a 60, rispetto ai 12 presenti nei gruppi dell'Ulivo. Non sono stati ricandidati 134 eletti nel 2006, nelle liste di Camera e Senato sono presenti 379 donne, pari al 42%; le donne elette nelle liste dell'Ulivo erano 52, ne verranno elette nel Pd da 100 a 130, in base al risultato delle elezioni, 10 sono capilista e 22 sono presenti nelle teste di lista e anche questo è un dato senza precedenti. Nel PDL, per fare un paragone, ritroviamo invece l'80% degli attuali parlamentari.

Certo non sono tutti nuovi, ma lasciare qualcuno con un po' di esperienza per guidare la fase di transizione e fare da riferimento ai giovani, non è necessario? Non serve anche qualcuno noto e con esperienza per i rapporti Internazionali? La risposta ovviamente è sì!

Ci sono poi una serie di innovazioni e novità che non stanno nei volti, ma nelle idee e soprattutte nelle scelte veramente coraggiose e contro tendenza che il PD ha fatto:

-NO ai pregiudicati e condannati in Parlamento
-NO deciso alla Mafia, alla Camorra e alla 'Ndrangheta, facendo nomi e cognomi!
-VIA chi ha già fatto 3 legislature (come Prodi, Amato, Violante, De Mita, e altri, che non saranno ricandidati a queste elezioni!)
-SI ai giovani sotto i 30 e i 40 anni, come la Madia e la Picierno...
-NO alle polemiche e agli insulti verso l'avversario, ma sì al confronto leale...
-NO ai ricatti e alla mediazione con l'estrema sinistra...
-PORTARE IN CAMPAGNA i futuri DISEGNI DI LEGGE che saranno portati in Parlamento per essere approvati, non chiacciere e basta!
-Un UNICO GRUPPO PARLAMENTARE, non 15 partiti e partitini...
-INNOVAZIONE e Informatizzazione nella Pubblica Amministrazione, con tagli ai costi della politica!


Per completezza, ecco le percentuali di condannati nel prossimo Parlamento, in base alle liste:

ITALIA DEI VALORI:
Nessuna Condanna: 100%
Condanna Definitiva: 0%

PARTITO DEMOCRATICO:
Nessuna Condanna: 98,8%
Condanna Definitiva: 0,6%

SINISTRA ARCOBALENO:
Nessuna Condanna: 98,1%
Condanna Definitiva: 1,9%

POPOLO DELLA LIBERTA':
Nessuna Condanna: 96,7%
Condanna Definitiva: 1,3%

LEGA NORD:
Nessuna Condanna: 93,1%
Condanna Definitiva: 6,9%

UNIONE DI CENTRO:
Nessuna Condanna: 85,3%
Condanna Definitiva: 0%


* il secondo dubbio è sulle azioni del Governo Prodi, cosa ha fatto? Ha messo l'Italia in ginocchio?

NO. Prodi ha fatto un'opera necessaria per il Paese. Nel 2005 l'Unione Europea avviò una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia e del Ministro Tremonti, a causa di un debito eccessivo che ci portò fuori dai parametri di Maastricht. Fini licenziò Tremonti per questo. Nel 2006 Prodi ha avviato un lavoro di risanamento che ha portato, rececentemente, alla chiusura di questo procedimento di infrazione. Nonostante le difficoltà della coalizione eterogenea e ingovernabile, Prodi ha ottenuto risultati incoraggianti, in particolare per quanto riguarda la lotta all'evasione fiscale. La pressione fiscale misura anche le entrate da questo settore, e dal 2006 al 2007 è aumentata solo dell'1% (tasse+recupero dell'evasione), cioè dal 42% al 43,3%, traducibili in 300 euro su 30mila euro di tasse (25 euro al mese: è questo il problema degli italiani?). La percezione di un minor potere d'acquisto è dovuto innanzitutto alla crisi economica che c'è a livello mondiale, partita dagli USA di Bush (crisi dei mutui); poi all'aumento del costo del petrolio, causato da un lato dall'aumento della domanda da parte di Paesi emergenti come Cina ed India, dall'altro dalle Guerre che ci sono in Iraq e Afghanistan; infine dall'aumento dei prezzi del grano, causato anch'esso dalla maggiore domanda da parte dei Paesi emergenti (i cinesi ora mangiano!), e dalla diminuzione dell'offerta per colpa dei cambiamenti climatici che hanno rovinato i raccolti. Questo si riflette sull'aumento del costo della benzina, ma anche su tutti i prodotti che vengono trasportati sui camion (che vanno a benzina!), e si riflette su tutta la catena. Si riflette sul costo di pane e pasta. Stesso discorso per i prodotti ortofrutticoli. E per il resto tutto si adegua a questi aumenti. Il Governo non può farci niente, sono leggi del mercato.


- Buone cose fatte dal Governo Prodi sono:

A chi di voi non capisce di Economia e pensa che la rigirino come fa comodo, in 9 minuti questo video spiega praticamente tutto sulle politiche economiche degli ultimi 14 anni, in modo chiaro, semplice e lineare: http://wecan.ilcannocchiale.it/post/1860361.html


* Potremmo poi interrogarci circa la credibilità dei candidati premier, ovvero: cosa ha fatto Berlusconi? Cosa ha fatto Veltroni?

1. Sui risultati del Governo Berlusconi (evito di parlare delle sue vicende personali) vi invito a leggere i dati ufficiali (sono citate anche le fonti): http://wecan.ilcannocchiale.it/post/1817815.html e le sue azioni di Governo: http://wecan.ilcannocchiale.it/post/1825389.html

2. Sui risultati di Veltroni posso solo citare quello che ha fatto come Sindaco di Roma: http://wecan.ilcannocchiale.it/post/1864465.html

Chiediamoci se è più credibile chi propone di continuare con l'odio, con le divisioni, con gli insulti a tutto e tutti, con le minacce dei fucili, con Mangano santo subito, con le perizie psichiatriche per i magistrati, con la lotta allo stalinismo e a un comunismo che in Italia non è mai esistito e non è mai stato al potere, con il saluto romano di Ciarrapico, con la denigrazione delle maggiori Istituzioni e dei simboli dello Stato... oppure scegliere se andare oltre le divisioni e ritrovare quell'unità nazionale che sola può permetterci di competere con gli altri Paesi europei e mondiali...

Chiediamoci perchè il Wall Street Journal, il Financial Times, il New York Times, The Economist, perchè i leader mondiali, come Zapatero, Brown, i presidenti dell'internazionale socialista e dell'internazionale liberale, George Papandreu e John Alderdice, i presidenti del Pse e dell'Eldr Poul Nyrup Rasmussen e Annemie Neyts; il presidente del Partito democratico europeo Francois Bayrou; la candidata socialista alle scorse presidenziali francesi Segolene Royal, segretario socialista francese Francois Hollande, il leader del partito democratico polacco Bronislaw Geremek, il primo ministro austriaco Alfred Gusenbauer e il portoghese Josè Socrates, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe... 450 esponenti della cultura italiana, tra cui: Cerami, Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci, Corrado Augias, Valeria Bruni Tedeschi (neo-cognata del presidente francese Sarkozy), Margherita Buy, Massimiliano Fuksas, Paolo Flores d'Arcais, Carla Fracci, Nicola Piovani, Alessandro Gassman, Monica Guerritore, Jovanotti, Rita Levi Montalcini, Tullio Kezich, Corrado Guzzanti, Ferzan Ozpetek, Laura Morante, Fernanda Pivano, Gigi Proietti, Lidia Ravera, Stefania Sandrelli, Dino Risi, Ettore Scola, Tullia Zevi, Sandro Veronesi, Antonello Venditti, Giuseppe Tornatore, Luca Zingaretti... Hanno espresso tutti appoggio a Veltroni?

Chiediamoci infine quale programma “si può fare”... Il Sole 24 Ore, come Banca Intesa, hanno calcolato che il Programma del PD copre le spese, mentre quello PDL no: http://wecan.ilcannocchiale.it/post/1814070.html mancano 50 miliardi di euro su 80! Il PD ha presentato invece già dei Disegni di Legge sui 12 punti del Programma, pronti da presentare in Parlamento, si devono solo approvare, e se si ha la maggioranza non è difficile: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=49098


Al termine di questo discorso possiamo dire che finalmente si avrà un minimo di rinnovamento nella politica, una voglia di cambiare qualcosa. Una governabilità e una proposta di riforme... Certo è solo un inizio, ma è più di quanto ha fatto chiunque altro... è giunto il tempo del coraggio, del cambiamento, della responsabilità: pensiamo al destino dell'Italia, alle difficoltà del suo presente, alle potenzialità del suo futuro... E' una scelta facile per chi ha coraggio. Possiamo aprire una stagione nuova, senza mediare nè rinunciare a fare quello che crediamo giusto. Dobbiamo scegliere tra passato e futuro... Ma il futuro è l'unico tempo in cui possiamo andare... Andiamo verso il nuovo: il nuovo del talento, della scienza, dell'energia di giovani, di donne e uomini... Immaginiamo una speranza, qualcosa che non c'è ma che potrebbe esserci ORA... Tocca ai giovani, tocca a milioni di italiani, tocca a tutti noi fare un'Italia moderna, serena, veloce e giusta... cambiamo questo paese insieme... perchè adesso SI PUO' FARE!




permalink | inviato da gvenditti il 13/4/2008 alle 12:48 | Versione per la stampa
POLITICA
30 marzo 2008
DEMOCRATICHAT, LA NOTTE BIANCA DEL WEB
Walter Veltroni su Democratica Tv risponde in diretta web alle domande dei navigatori di Internet. Un'ora piacevole in videochat, trascorsa parlando "a braccio" di diversi argomenti. Lavoro, precariato, giovani... e al minuto 8 sono orgoglioso di essere stato nominato ed aver contribuito anch'io a questa bella chiacchierata tra amici! Grazie Walter





permalink | inviato da gvenditti il 30/3/2008 alle 3:32 | Versione per la stampa
POLITICA
29 marzo 2008
ALITALIA, COSA C'E' DIETRO
Dopo le ennesime indiscrezioni seguite dalle puntuali smentite del signor Silvio Berlusconi, il dream team italiano – grande assente di tutti e 15 i mesi dell´asta Alitalia – stenta ancora a prendere una fisionomia definita. Più chiara sembra invece la sua strategia. Bruno Ermolli, uomo di grande esperienza finanziaria, ha infatti ben chiaro un problema. Salvo un´adesione in extremis di Lufthansa, questa sorta di Armata Brancaleone, se mai nascesse, ben difficilmente avrebbe il know how e soprattutto i soldi (tra i 5 e i 10 miliardi) necessari per risanare e rilanciare la nostra compagnia di bandiera. Quelli che invece ha messo sul piatto Air France.

Il primo obiettivo quindi sarebbe ora quello di far saltare l´offerta di Parigi. Come? In fondo non è nemmeno troppo difficile e il copione è già in scena. Basta sventolare il vessillo dell´italianità mischiato a un po´ di promesse per far gola a sindacati (e politici) poco disposti a scendere a patti con Jean-Cyril Spinetta. Un can-can, particolare non secondario, che paga anche sul fronte elettorale. Poi si può anche uscire con una lista di nomi chiedendo – come ha fatto Berlusconi – tre o quattro settimane per esaminare i conti Alitalia.

Il tempo passa, c´è il voto di mezzo, la data room della Magliana fatica ad aprirsi. A quel punto, viste le condizioni delle casse di Alitalia – il nuovo governo una volta eletto non avrebbe scelta e sarebbe costretto a commissariare Alitalia (operazione che peraltro presenta enormi rischi tecnico industriali).

Lo Stato a quel punto si farebbe carico del lavoro sporco (licenziamenti, maxi-ammortizzatori sociali) e il compratore erediterebbe un´azienda in versione molto più light. Meno costosa, più leggera e con i conti già risanati, condizione del resto necessaria per uscire dall´amministrazione controllata.

Il conto lo pagherebbero gli azionisti, i lavoratori e il paese che, com´è successo per Swiss e Sabena si ritroverebbe con una compagnia di bandiera ma di serie B. Per i compratori però sarebbe una cuccagna. E a quel punto alla porta di Ermolli – soprattutto se il centro-destra avrà vinto le elezioni – la coda di potenziali compratori sarà molto più lunga e variegata.

La Repubblica



permalink | inviato da gvenditti il 29/3/2008 alle 1:53 | Versione per la stampa
POLITICA
26 marzo 2008
ALITALIA, BASTA BUFFONATE
Berlusconi aveva parlato dei figli, che ben volentieri sarebbero entrati in una cordata di imprenditori italiani (insieme a Banca Intesa e Air One). Poi ha precisato: «Non c'è un interesse della mia famiglia. Gli imprenditori più importanti però dovrebbero sentirsi in dovere di partecipare. Se lo chiedessero a me risponderei di non avere interesse». Così Il Cavaliere ha escluso un suo intervento diretto - o attraverso la holding Fininvest - nella partita Alitalia.

Casini bersaglia ancora una volta l'ex alleato Berlusconi e il terreno di scontro è Alitalia. Leggendo una dichiarazione del leader della Pdl, Casini chiosa: 'per fortuna di Alitalia c'è il signor Silvio Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risolvere un problema che altri non hanno saputo risolverè. 'Belle parole - afferma Casini - peccato però che le ha pronunciate quattro anni fa. E continua a pronunciarle ancora oggi. Basta buffonate che mettono in pericolo migliaia di lavoratorì, ha concluso. (Agr)

Sull'ipotesi di una cordata italiana il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini non usa mezzi termini. «Il materializzarsi improvviso di una cordata italiana per Alitalia è il primo diktat della Lega a Berlusconi», secondo il candidato premier centrista. Con Alitalia, secondo Casini, «Berlusconi comincia a pagare i prezzi alla Lega di un ipotetico governo del PdL».

INTESA SI CHIAMA FUORI - «Tre mesi fa - ha ricordato Passera - siamo stati esclusi in fase di due diligence» e da allora non c'è più stato nulla». Del resto, ha aggiunto, «non abbiamo mai investito perché qualcuno ci ha chiamato a farlo. Per questo abbiamo sempre guadagnato». Così Corrado Passera ha risposto agli analisti che lo hanno interrogato sull'eventuale ruolo dell'istituto di credito al fianco di Air One nel processo di vendita di Alitalia.

Chi è interessato ad Alitalia si faccia avanti con atti formali e offerte concrete, altrimenti distrugge una possibilità di vendita anzichè costruirne una nuova. L’unica proposta seria per il rilancio di Alitalia - avrebbe detto il ministro del Tesoro - è quella di Air France. L’alternativa è il commissariamento. Insomma il Cavaliere la smetta di strumentalizzare ogni cosa per i suoi interessi, alle parole sostituisca subito i fatti, altrimenti non è più credibile!



permalink | inviato da gvenditti il 26/3/2008 alle 1:33 | Versione per la stampa
POLITICA
21 marzo 2008
CHI PROMETTE E CHI FA...

Nei giorni scorsi Gianfranco Fini durante la trasmissione Porta a Porta ha definito ipocrita Walter Veltroni perchè: "Veltroni propone di ridurre l'indennità ai parlamentari: lui che a 52 anni percepisce una pensione di 5.216 euro netti al mese».

L'indennità di Veltroni e le accuse di Fini, tre cose da sapere:

1. La somma di questo trattamento più lo stipendio da sindaco della capitale è pari a circa la metà di quanto ha percepito per anni l'onorevole Fini come parlamentare, vice premier e ministro.

2. Quell'indennità Walter Veltroni non l'ha mai voluta, ma quando gli fu detto che ciò non era possibile per legge, decise di devolverla in beneficenza. Con le sue risorse, in questi anni il segretario del Pd ha finanziato più di centomila euro per progetti e associazioni del volontariato. Nella fattispecie:

- 25 mila euro alla Caritas

- 25 mila a Sant'Egidio

- 25 mila all'Amref per una scuola in Africa

- 25 mila per un progetto di sostegno a ragazzi autistici

3. Fini ha avuto gli stessi incarichi di Veltroni è stato ministro e vicepresidente del consiglio dei ministri. Veltroni ha chiesto a Fini quanto abbia usato per sostenere associazioni e volontariato. Nessuna risposta. Da una parte abbiamo chi lavora per migliorare lo Stato in cui viviamo; dall'altra chi vuole perpetrare uno status quo che non fa bene a nessuno se non ai soliti privilegiati. La differenza tra il Pd e il Pdl è anche nello scarto tra le promesse del marinaio e la certezza dei fatti. Fini sui costi della politica in Parlamento ha rifiutato la possibilità di avviare una discussione sobria, matura e bipartisan della quale ne avrebbe beneficiato l'intero Paese.





permalink | inviato da gvenditti il 21/3/2008 alle 14:28 | Versione per la stampa
POLITICA
19 marzo 2008
COSTI DELLA POLITICA: FINI vs VELTRONI, MA E' BOOMERANG
A un certo punto, nella sala della Borsa del riso a Vercelli, Veltroni si rabbuia e indica un foglietto con la dichiarazione di Fini: «Io pensionato d’oro a 52 anni? Era prevedibile che non riuscissero a fare campagna elettorale in maniera diversa, ma devo dire che stavolta il leader di An ha perso una buona occasione per tacere, quei soldi li do a chi ha bisogno…».

È la campagna elettorale dei colpi bassi, quella che Veltroni ha giurato di non voler fare.
Irrompe e stavolta il leader del Pd è costretto a replicare perchè Fini, da Porta a Porta, gli dà dell’ipocrita e della «faccia tosta» per aver proposto di portare gli stipendi dei parlamentari alla media europea. L’ha messa così il leader di An: «C’è una cosa che mi indigna: chi è quel pensionato di 52 anni che percepisce 5.216 euro di pensione ogni mese? Credo che gli italiani debbano saperlo. È Walter Veltroni, anche se dirà che li usa per l’Africa…». In effetti è risaputo che Veltroni ha chiesto di rinunciare all’indennità prevista alla fine del mandato europeo, ma non essendo possibile, ha usato i soldi per finanziare progetti di vari organizzazioni a favore di poveri e bisognosi.

Lui lo ricorda visibilmente irritato: «Con la mia pensione ho fatto una cosa da cui Fini potrebbe prendere insegnamento, con quei soldi ho cercato di fare cose che facessero bene al prossimo». Aggiunta: «Potete immaginare cosa potrei rispondere sul modo in cui vivono molti di loro. Mi aspettavo che commettessero questo errore, ma sono cascati male».

Segue polemica durissima. Fini insiste: «Questo errore lo rifarò volentieri, l’ho preso col sorcio in bocca». Dal pullman che va da Vercelli a Torino, Veltroni spiega dove vanno quei soldi. Primo: ha ricevuto il trattamento «che hanno tutti i parlamentari europei quando cessano il mandato». Secondo: «la somma di questo trattamento più lo stipendio di sindaco di Roma è pari alla metà di quel che ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro».

Veltroni ricorda di aver finanziato vari progetti: 25mila euro alla Caritas, 25mila a sant’Egidio, 25mila all’Amref per una scuola in Africa, 25mila per un progetto a favore di ragazzi autistici.

Conclusione al veleno: «Siamo certi che Fini, guadagnando il doppio del segretario del Pd, avrà certamente contribuito con cifre doppie ad aiutare chi ha bisogno e sarà in grado di documentarle».

La vera domanda è come mai la proposta di Veltroni di ridurre gli stipendi dei parlamentari alla media europea, abbia provocato tanta irritazione tra gli avversari e gli ex alleati. Dopo Fini, anche Casini e sinistra radicale, con accuse di demagogia e ipocrisia. Segno che la proposta ha colto nel segno. Ieri Veltroni ha girato la Val D’Aosta e altre tre province del Piemonte; l’applauso più convinto l’ha ricevuto sui costi della politica e quando ha ricordato: «Non è giusto un paese in cui i salari sono i più bassi d’Europa, mentre gli stipendi dei parlamentari sono i più alti».

Il leit motiv è questo anche ad Aosta, Biella, Vercelli e infine piazza Castello a Torino, davanti a 10mila persone: la politica «deve dare un segnale di sobrietà quando la gente tira la cinghia» mentre la recessione americana rischia di avere pesanti ricadute anche in Italia. Per un giorno, osserva Veltroni, a destra e a sinistra hanno taciuto, poi, visto che la proposta di abbassare gli stipendi dei parlamentari ha avuto un riscontro chiaro nelle reazioni degli elettori, si è scatenato l’inferno.

Lui insiste, attacca l’amministrazione Bush, «caricatura del liberismo» che ha travolto regole e ora rischia di travolgere borse ed economie, ribadisce che il Pd lavora su tre fronti: salari, pensioni, precariato. E ricorda che su Alitalia a Destra hanno tre posizioni diverse, come sulle pensioni e persino sulla politica estera.




permalink | inviato da gvenditti il 19/3/2008 alle 14:51 | Versione per la stampa
POLITICA
19 marzo 2008
BURANI PROCACCINI ESCLUSA DAL PDL PER FAR POSTO A UN CONDANNATO
Responsabile minori e famiglia Fi esclusa a favore di Ciarrapico

"Sono stata depennata dalle liste senza nessun avvertimento" per fare "posto a uno che ha nove anni più di me e che ha collezionato svariate condanne", cioè Ciarrapico. Lo ha dichiarato in un'intervista a "Repubblica" Maria Burani Procaccini, ex presidente della commissione bicamerale Infanzia e fino ad ora responsabile minori e famiglia di Forza Italia. La Burani ha annunciato di volere lasciare il Pdl dove "non trovo cenno di politiche a favore dell'infanzia. Con un'ultima lettera avevo chiesto che che ci si battesse per introdurre il Garante per l'Infanzia. Nessuna risposta. L'identità del partito con la candidatura del 'Ciarra' è stata messa sotto i piedi". La Burani andrà nell'Udc di Casini. "Non sono candidata. Se avessi privilegiato il ritorno personale avrei brigato per un ruolo di sottogoverno".



permalink | inviato da gvenditti il 19/3/2008 alle 14:29 | Versione per la stampa
POLITICA
19 marzo 2008
SCONTRI SUL LIBANO
Prodi: irresponsabile. Fini lo sconfessa, Berlusconi no
Il generale Del Vecchio: si rischia di mettere a repentaglio la sicurezza dei nostri ragazzi
E l'ambasciatore del Libano in Italia intanto chiede chiarimenti

ROMA - La politica estera entra nella campagna elettorale italiana. Nella maniera peggiore. Con due interviste, l´ex ministro della Difesa di centrodestra Antonio Martino ha provato a proporsi per un nuovo mandato a Palazzo Baracchini. Ma lo ha fatto annunciando un "piano di battaglia" che si è trasformato quasi in un´operazione suicida, proponendo in un colpo solo il rientro dei soldati italiani in Iraq, il ritiro dal Libano e un incremento delle truppe in Afghanistan.

Costretto a coprirlo politicamente, pur definendo «opinioni personali» quelle del suo ex ministro, Silvio Berlusconi ha comunque fatto un passo avventato, dichiarando che «se torneremo al governo cambieremo le regole d´ingaggio della missione in Libano». Come dire: daremo più libertà di sparare ai soldati italiani schierati tra Israele e gli Hezbollah. Il problema è che le regole d´ingaggio e tutti i dettagli della missione Unifil sono decisi dalle Nazioni Unite e dagli altri paesi che partecipano all´operazione guidata dall´Italia. Da sola l´Italia non può cambiare nulla in Unifil come ha ricordato il ministro della Difesa Arturo Parisi.

Silvio Berlusconi aveva avuto la prima avvisaglia del piano-Martino giovedì sera, durante un ricevimento all´ambasciata americana. Nei saloni della residenza di Ronald Spogli i giornalisti gli avevano chiesto se avesse letto l´intervista del suo ex ministro alla Reuters titolata sulla "Defence U-turn", ovvero l´inversione di marcia a 180° con il possibile ritorno del centrodestra. Il capo del Pdl aveva risposto imbarazzato, «non ne so nulla, non parlo, non ne voglio parlare...». Martino ieri mattina ha insistito: in Italia, con un´intervista al Quotidiano Nazionale. Del Libano Martino dice: «La missione è stata pensata male, è di dubbia utilità e molto pericolosa. Io ridurrei se non cancellerei del tutto la presenza italiana in quel paese». In Iraq invece il candidato ministro dice di voler inviare più soldati in sostegno al governo Al Maliki: «La missione voluta dall´Onu e tradita da D´Alema per fare piacere a Pecoraro Scanio era utile e continua a esserlo. Quello che oggi tutti gli iracheni vogliono è essere aiutati a liberarsi dai terroristi, a ricostruire il Paese, a iniziare il percorso verso la vera democrazia». Altri soldati anche in Afghanistan: «So per certo che la Nato chiede a tutti di aumentare gli sforzi, di rimuovere i "caveat" e di ridislocare le truppe in modo di riuscire a sconfiggere l´offensiva dei talebani e condividere i rischi tra tutti coloro che contribuiscono alla missione Isaf. Sono richieste che devono essere accolte».

In serata Berlusconi frena, non parla di ritiro dal Libano, ma solo di «nuove regole d´ingaggio». Non parla di Afghanistan e sorvola sull´Iraq. Chi invece critica seccamente Martino per le sue uscite sul Libano è Gianfranco Fini, «andarsene dal Libano è sbagliato».

Le interviste di Martino sono invece miele per il governo. Da Bruxelles interviene il presidente del Consiglio in persona: «Le parole di Martino sono irresponsabili, di una gravità inaudita, a rigore di logica non dovrebbe essere più ministro». Romano Prodi tra l´altro è costretto ad annunciare che il "teatrino" politico italiano ha già fatto danni: «C´è già una reazione da parte delle autorità libanesi, il presidente del Parlamento ha convocato il nostro ambasciatore per avere spiegazioni». Massimo D´Alema, ministro degli Esteri, oltre a criticare l´intervento di Martino, contesta le parole di Berlusconi che parlano apertamente di cambio delle regole di ingaggio: «Sono frasi sconnesse, minacciose, che creano persino un rischio per i nostri militari». E di pericolo per il soldati italiani parla l´unico che ha seguito di persona la missione in Libano, il generale Mauro Del Vecchio, oggi candidato per il Pd: «Le ipotesi di una revisione del nostro impegno in quella zona rischiano di mettere a repentaglio la sicurezza delle nostre forze, di creare difficoltà ai nostri soldati. Mi permetto di rivolgere a tutti un invito pacato alla prudenza».

La Repubblica, 15 marzo 2008



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POLITICA
19 marzo 2008
LA LOTTA AL PRECARIATO SI FA ALL'ALTARE!
Sposare il figlio di Berlusconi o qualche altro erede di un milionario. È questa la "ricetta" che, più o meno scherzosamente, Silvio Berlusconi propone ai precari per risolvere il problema! Perla Pavoncello al Tg2 si è vista prima proporre, da Silvio Berlusconi (sebbene per gioco) un matrimonio con il figlio Piersilvio, poi (e stavolta sul serio) una candidatura nella squadra dell’aspirante sindaco di Roma del Popolo della Libertà, Gianni Alemanno. Difficile però che il leader del Pdl non avesse già parlato della cosa con i quaranta esponenti dell’Associazione “Amici ebrei di Libia” (della quale la famiglia di Perla fa parte), incontrati la stessa mattinata a Palazzo Grazioli. Perla infatti era già al lavoro con Alemanno e il suo staff, che le dava lezioni sul comportamento da tenere come candidata al consiglio comunale capitolino. «Il leader del Pdl io lo stimo e lo voto», aveva spento la polemica sulla battuta del Cavaliere la ragazza, rampolla di una delle più agiate famiglie della comunità ebraica romana. Difficile pensare che non fosse una messe in scena, per quanto alla fine la ragazza si è ritirata dalla candidatura.

Critiche alla battuta arrivano dall’amministratore delegato Fiat, Sergio Marchionne: «Certi argomenti si affrontano in modo serio. Io non avrei fatto sicuramente la battuta che ho letto sui giornali di oggi». Ma anche dal centrodestra e in particolare da Bossi che afferma:
"Berlusconi ogni tanto dice stronzate. Questa dei precari, per esempio, non mi è piaciuta. Il lavoro è un tema serio, non si scherza. E poi il matrimonio è basato sugli affetti, mica sui soldi". Ma è soprattutto il centrosinistra - dopo la bocciatura di ieri di Walter Veltroni - ad accusare il Cavaliere ed il Pdl di pessimo gusto e disinteresse per i problemi del lavoro e dei giovani. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano invita a «non scherzare sulle condizioni delle giovani generazioni». E Rosy Bindi, ministro della Famiglia: «La battuta di Berlusconi tradisce la cultura del leader di centrodestra e di quella coalizione, quella che Veltroni ha definito la `distanza dal mondo reale delle persone´, perché se avesse davvero la conoscenza della fatica dei giovani a trovare lavoro, e le difficoltà che provoca la precarietà della vita, non ci scherzerebbe sopra». «Il nostro impegno - interviene Dario Franceschini, vice segretario del Pd - è sostenere e aiutare i ragazzi che sono ancora precari e vivono nell’insicurezza con misure concrete e non con battute infelici o offensive in qualsiasi altro Paese». «Non me la prendo con Berlusconi per quella battuta infelice, - boccia Fausto Bertinotti, candidato premier della Sinistra Arcobaleno - ma per la cultura che esprime e trasmette: non preoccuparti della tua condizione di precario, o di donna o di malato, ma tenta una via di fuga, con la fortuna, la lotteria, il successo, la velina».



permalink | inviato da gvenditti il 19/3/2008 alle 13:40 | Versione per la stampa
12 marzo 2008
SMENTISCO!
Come d'abitudine, anche questa volta arriva la smentita nel PDL. E' Giuseppe Ciarrapico a fare un passo indietro, convertendosi all'antifascismo, condannando le leggi razziali e addirittura rivelando di aver aiutato nel 1944 una famiglia israelita in Roma. Pur volendo credere a questa miracolosa conversione che contrasta comunque con tutta la storia della sua vita, restano inquietanti le nuove affermazioni, come "neppure Silvio ha mai festeggiato il 25 aprile" e i suoi casi giudiziari.

“Ciarrapico non si tocca, la sua candidatura non è in discussione, è un editore di giornali importanti e ci serve per vincere”. Con queste parole, degne del più accanito ultrà del suddetto cartello elettorale, il leader del Pdl Silvio Berlusconi ha blindato il suo presunto “accalappia-voti”. Con buona pace di chi, come Gianfranco Fini e lo stato maggiore di quella che fu An, da 13 anni a questa parte ha intrapreso un tortuoso cammino per scrollarsi definitivamente di dosso un passato troppo pesante. Trovare nelle proprie liste un uomo che si definisce fascista ha il profumo della beffa.

E infatti lo scontro nel Pdl, pur a bassa voce – d’altronde siamo a un mese dalle elezioni – si scatena. Già ieri Fini era stato molto critico nei confronti dell’outing di Ciarrapico, affermando di non sapere nulla di quella che ai più sembrava – o almeno, questa era la speranza – un’autocandidatura. Oggi la sentenza del Cavaliere. “Ciarrapico ci serve, anche An era d’accordo sulla sua candidatura”.

A denti stretti tenta di replicare a Berlusconi uno dei colonnelli di An, Ignazio La Russa: “Dire che An sapeva è improprio, siamo stati messi a conoscenza della candidatura di Ciarrapico solo sabato a Milano”. A completare la saga, l’intervento a gamba tesa del leader della Destra Francesco Storace, fuoriuscito da An perché “troppo poco di destra”: il fatto che Fini potesse non conoscere la composizione della lista del Lazio “è una barzelletta che non fa neppure ridere”.

In attesa di nuovi capitoli che vadano ad arricchire questo “appassionante” dibattito interno al centrodestra, resta il dato di fatto. Le liste sono state depositate e dentro al Pdl c’è un uomo che rivendica con orgoglio la sua storia di fascista. Sembra proprio che per il Cavaliere l’importante sia vincere con qualunque mezzo, cosa strana per uno che si dice avanti di 10 punti nei sondaggi.




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10 marzo 2008
SEMPRE PIU A DESTRA. E SCOPPIA IL PUTIFERIO
Giuseppe Ciarrapico: "Con Silvio ma resto sempre fascista". Sulle pareti delle redazioni dei suoi giornali le foto del duce: con l'intervistatore di Repubblica l'unico commento è: «Bellissimo». Queste le parole di Ciarrapico, imprenditore italiano, ex presidente dell'A.S. Roma e proprietario di Nuovo Molise Oggi, quotidiano apparentato con Il Giornale della famiglia Berlusconi. Tra le sue "operazioni" famose ci fu anche il suo intervento, sollecitato da Andreotti, nella soluzione del Lodo Mondadori, nel quale fece da intermediario tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti. Del suo impero facevano parte anche diverse cliniche romane, la compagnia di aero taxi "Air Capitol" e la Casina Valadier a Roma. Nel frattempo l'imprenditore fece una delle azioni per le quali è più ricordato: acquistò l'Associazione Sportiva Roma, procedura conclusa nell'aprile del 1991, ma dovette lasciare la presidenza nel 1993, a causa della denuncia e il conseguente arresto per bancarotta fraudolenta. Ciarrapico è stato condannato a due anni di reclusione l'8 marzo del 1993, per gli sviluppi della vicenda «Casina Valadier». Il 18 marzo è stato spiccato nei suoi confronti un mandato di custodia cautelare. E' entrato a Regina Coeli il 21 marzo e il 24 aprile gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. L'11 maggio viene revocato il mandato di custodia cautelare ma la libertà è breve perché Ciarrapico è di nuovo arrestato e trasferito a Milano, con l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Dopo sette anni, quindi nel 2000, l'affarista fu definitivamente condannato. Tuttavia venne affidato in ragione della sua età, ai Servizi Sociali. Condannato anche nel processo relativo al crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. Non ha mai risarcito i danni alle parti civili cambiando continuamente residenza.

Gente poco raccomandabile e in barba all'impegno, auspicato dagli stessi Bondi e Fini, di non candidare pregiudicati e condannati! Le sue affermazioni sul fascismo tra l'altro hanno aperto la polemica con Fiamma Nirenstein, editorialista del quotidiano della famiglia Berlusconi, Il Giornale, e dichiaratamente antifascista.
La giornalista , candidata per il Pdl, si dice incompatibile con Ciarrapico. «Io antifascista sono incompatibile con Ciarrapico: se lo incontrerò gli dirò ciò che penso da sempre». Fini sottolinea che la scelta non è stata sua, e anche Cicchitto riconosce una certa situazione di inquietudine al riguardo, e Bossi chiede un passo indietro, che però non arriva.

Insomma, dopo il "no" a Berlusconi degli imprenditori D'Amato e Riello, che non hanno visto nel PDL una volontà di un vero cambiamento, non restano che polemiche e divisioni, accentuate dai pochi posti lasciati ai piccoli partiti del listone.




permalink | inviato da gvenditti il 10/3/2008 alle 18:50 | Versione per la stampa
10 marzo 2008
UN GESTO CHE FA TRISTEZZA


"Il loro programma è solo carta straccia" dice Silvio Berlusconi, e fa a pezzettini, platealmente, dei fogli che ha davanti. Il Cavaliere poi continua screditando l'avversario:
"Veltroni invece di laurearsi come me, che sono laureato, si è diplomato in fiction e non ha fatto niente altro che politica". Be', di sicuro parole e gesti che poco hanno di intelligente, a dimostrare la vera indole del candidato premier del PDL e a sottolineare il fatto che ormai si dimostra essere alla frutta. Ogni ulteriore commento è superfluo e non merita nemmeno di occupare altro spazio.



permalink | inviato da gvenditti il 10/3/2008 alle 9:1 | Versione per la stampa
7 marzo 2008
PORTA A PORTA - BERLUSCONI CONTINUA GLI ATTACCHI INDISCRIMINATI

A “Porta a Porta”, come ad ogni intervento televisivo, il leader del PDL non ha mancato di associare al nome di Walter Veltroni quello di Romano Prodi, per infangare la campagna elettorale del PD associandola al malumore diffuso nei confronti dell'attuale Governo. Ha definito il candidato premier del PD un “bugiardo ed abile comunicatore”, continuando a dare un'immagine falsa del suo operato (in positivo), del Governo (in negativo) e del PD (chiamandolo sempre “la sinistra” per evocare il comunismo). Odio e divisioni, come nello stile di Berlusconi. Ma l'Italia deve essere oggi più che mai unita.

Ecco le parole riservate a Veltroni, più volte ripetute in diverse salse, dal Cavaliere: «Mente sapendo di mentire, la bugia è il suo mestiere, è solo un comunicatore e ha una gran faccia tosta». Forse che a furia di confondere le carte in tavola, facendo passare le innovazioni del PD come copiate dal PDL ha confuso anche il leader del PD con quello del PDL?

Una cosa è certa, Berlusconi ha abbandonato i toni pacati, dimostrando di non essere in grado di mantenerli  e lasciando trasparire tutto il suo nervosismo. Sicuramente Walter Veltroni ha un altro stile e non ha bisogno di nascondere dietro alle accuse all'avversario la pochezza di contenuti. Infatti Silvio Berlusconi non ha spiegato dove troverà i fondi per attuare il Programma, anzi ha dichiarato che l'errore del Sole 24 Ore è stato di pensare che lui volesse attuarlo tutto per intero: attuerà solo le parti per le quali ci sarà copertura economica... Forse che a fare promesse in questo modo non siamo tutti capaci? D'altronde da una persona che non ha mantenuto le promesse e la parola data a Mastella, solo perchè se l'avesse fatto avrebbe perso l'8% (e quindi la vittoria) cosa potevamo aspettarci? E' ancora credibile quando afferma di non essere interessato alla poltrona? E' credibile quando falsifica i dati dell'Università di Siena sul suo Governo? Ai posteri l'ardua sentenza.

POLITICA
6 marzo 2008
PD: CONTRADDIZIONI O CONCORDIA?
Imprenditori e operai, laici e cattolici, potranno mai trovare punti di comune accordo? Questo è il dubbio che colpisce molti di noi in questi giorni.

Il problema dell'Italia è che si vede o bianco o nero. Avviene così per il calcio, avviene così per tutto, e la politica è solo un aspetto! E' così dai tempi di Dante: Pisani contro Fiorentini... tra i fiorentini guelfi contro ghibellini... tra i guelfi, guelfi bianchi contro guelfi neri... e così via con una divisione senza fine su tutto!


Io ricordo le parole di Papa Giovanni XXIII: "Cercate piu quello che unisce che quello che divide". Questo è quello che dobbiamo imparare a capire e soprattutto a fare!

Ci saranno persone diverse, tutti siamo diversi, ma anche tra "apparenti" opposti bisogna trovare cosa li accomuna, a prescindere da tutto, anche da "destra" o "sinistra", che non esistono più nel senso di una volta! Oggi l'interesse che accomuna tutti è il Paese, l'Italia, la Patria... tutti siamo italiani, parafrasando J.F. Kennedy, abitiamo tutti questa nazione, tutti respiriamo la stessa aria, abbiamo a cuore il futuro nostro e dei nostri figli.

Superiamo tutte le divisioni e l'egoismo, tutte le idologie. Finché si faranno gli interessi di una sola parte, resteremo fermi e non arriveremo da nessuna parte! Impariamo a pensare al bene di tutti, e questo bene si può ottenere solo se tutti partecipano insieme e si interessano insieme alle decisioni per il Paese. Superare le divisioni e le contraddizioni si può fare solo grazie al confronto delle divesità. Questo è quello che vuole insegnarci Veltroni col nuovo PD, questo vuol dire guardare avanti e non restare più legati alle logiche del passato, questo è quello che vuol dire interessarsi al Bene di tutti, con l'aiuto di tutti.

Grazie a questa scelta non si farà solo l'interesse di una parte, ma l'interesse comune. Si ripartirà da quel minimo comun denominatore a cui apparteniamo noi tutti, a prescindere dalla categoria di cui facciamo parte! Non ha senso interessarsi alla classe operaia senza pensare che bisogna mettere in condizione gli imprenditori di far crescere e mandare avanti l'azienda, altrimenti anche gli operai vanno a casa. Come non ha senso interessarsi solo agli imprenditori, che senza i lavoratori non avrebbero modo di mandare avanti alcuna azienda... Da qui nasce la necessità di un incontro tra le parti, da qui la necessità di superare le divisioni e le classificazioni. Se non capiamo questo il nostro paese non andrà mai avanti!

Pensiamo fuori dagli schiemi passati, fuori dai limiti che ci vengono disegnati dagli altri schieramenti. Questa è la novità, questo è quello che serve per andare avanti, per guardare al futuro e slegarsi da quel passato che ci ha bloccati per 14 anni.

Se vogliamo stavolta si può cambiare!



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POLITICA
4 marzo 2008
PD, IL PARTITO DI CHI LAVORA

"E’ il momento di riportare nelle fabbriche non le parole, ma una politica che lavori per i lavoratori". Antonio Boccuzzi, operaio ThyssenKrupp 

“Il PD è il partito dell’Italia che lavora, che produce, che sta in piedi. Le candidature di operai, precari, dipendenti pubblici stanno a  dimostrare proprio questo”. Così Walter Veltroni ha presentato questa mattina alcune candidature del mondo del lavoro che saranno presenti nelle liste del Partito democratico. Oltre ad Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen sopravvissuto alla tragedia torinese del dicembre scorso, la cui candidatura era già stata annunciata, il leader del PD ha presentato anche quelle di Loredana Ilardi, palermitana di 33 anni e operatrice in un call center con uno stipendio di 700 euro al mese, e Franca Biondelli dipendente di una Asl piemontese. “Nelle  candidature dimostriamo l’impegno di portare in Parlamento persone che siano parte della vita reale del paese e quindi forze ed energie nuove. Il nome di Boccuzzi è stato il primo che ho fatto, perchè Antonio è legato ad una delle tragedie più grandi della storia del lavoro in Italia. L'ho ascoltato in questi giorni e mi ha colpito molto il senso di responsabilità che pone in una battaglia che deve essere di tutti, quella della sicurezza del lavoro".

Il Paese deve mettere l'acceleratore alla crescita
Tutte le candidature dai prefetti a Veronesi, da Matteo Colaninno a Antonio Boccuzzi, da Calearo fino al filosofo Mauro Ceruti sono state decise per portare in Parlamento un forte rinnovamento e energie nuove. È questa l’idea che Veltroni rivendica: “E’ naturale trovare nelle liste operai e imprenditori perchè risponde all’idea di un patto tra produttori per promuovere la crescita e l’equità della crescita. Partiamo dall’idea  che il Paese deve mettere l’acceleratore alla crescita e per promuovere la piena e buona occupazione, la tutela delle famiglie”.



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4 marzo 2008
BERLUSCONI CONTINUA LA CAMPAGNA DEI VELENI
Nel Partito democratico ''ci sono candidature spot, tirate fuori per blandire la borghesia'', che ''per la sinistra sono come il bikini: lasciano scoperto molto, ma coprono le parti essenziali che sono il 70 per cento dei ministri, viceministri e sottosegretari che sono ancora al governo con Prodi''. E' quanto dichiara il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, a margine di un incontro elettorale organizzato dal Partito dei Pensionati. Ad ogni intervento televisivo il leader del PDL ed i suoi colleghi non mancano di associare immancabilmente al nome di Walter Veltroni quello di Romano Prodi, per infangare la campagna elettorale del PD associandola al malumore diffuso nei confronti dell'attuale Governo. Infine si continua a rinfacciare di aver copiato il programma da quello di Forza Italia, ammettendo implicitamente di non averlo realizzato. Odio e divisioni, come nello stile di Berlusconi. Ma l'Italia deve essere oggi più che mai unita.

"L'onorevole Berlusconi deve essere a corto di argomenti se l'unica obiezione che è in grado di rivolgere al programma del Pd è di averlo copiato dal suo. Il problema non è essere d'accordo o meno sulla riduzione delle tasse: chi potrebbe non essere d'accordo? Il problema è come arrivarci e con quale credibilità. Per ridurre davvero le tasse ai contribuenti leali, dipendenti come autonomi, famiglie come imprese, bisogna riuscire a ridurre la spesa corrente primaria e a recuperare l'evasione fiscale". Lo afferma il deputato del PD Giorgio Tonini secondo il quale "su entrambi questi fronti, il Governo Berlusconi, dal 2001 al 2006 ha fallito e infatti il centrodestra ha perso le elezioni. Non solo non è riuscito a ridurre la spesa, ma l'ha aumentata di 2 punti e mezzo di PIL - insiste Tonini - : 30 miliardi di euro. Non solo non ha ridotto l'evasione fiscale, ma l'ha aumentata, grazie ai ripetuti condoni, che hanno umiliato e indignato i contribuenti onesti. La modesta riduzione della pressione fiscale (dal 41,2 al 40,5) si è sommata all'aumento della spesa ed ha determinato il deficit e la procedura di infrazione aperta contro l'Italia dall'Unione europea".

Forse il signor Silvio Berlusconi invece di continuare a dividere l'Italia dovrebbe mettere da parte i toni aspri e l'odio verso gli avversari, pensando all'interesse Nazionale e magari parlando di cose concrete: dei problemi dei cittadini, dei pragrammi concreti e di come portarli a termine. D'altra parte seminare astio, portare allo scontro ideologico e alla demonizzazione dell'avversario con linguaggi da guerra civile è quanto meglio sa fare il Cavalier Berlusconi, e neppure questa svolta si smentisce, dimostrando di restare legato ai vecchi schemi della politica senza guardare davvero avanti e agli interessi comuni. La grande maggioranza degli italiani è stanca di una politica come questa, che crea una conflittualità esasperata e la usa come alibi per non affrontare i veri problemi del Paese.

Grazie Veltroni per aver dimostrato e continuare a dimostrare che gli italiani meritano di meglio, e che non ha senso continuare con questa linea. Grazie Veltroni per la lezione di stile che stai dando all'Italia e allo schieramento opposto con la decisione di non rispondere con gli stessi toni, ma dare invece alla politica un respiro nuovo, interessandoti seriamente ai problemi reali di noi cittadini. Una campagna diversa si può fare!




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POLITICA
1 marzo 2008
PRIMI MALUMORI PER LE POLTRONE IN CASA BERLUSCONI

ROTONDI: NEL PDL E' CAMBIATO TUTTO. "Pensavo di aver dato vita con Berlusconi e Fini al Partito Popolare Europeo in Italia dove far risiedere la tradizione della Dc da me orgogliosamente difesa. Mi ritrovo iscritto in un comitiva battezzata simpaticamente 'i nanetti' a cui viene persino concessa una rappresentanza in Parlamento. E' chiaro che è cambiato tutto per cui chiedo al mio partito il permesso di un fine settimana di riflessione seria in montagna. Torno lunedì con idee spero più chiare e decisioni definitive che confronterò negli organi di partito". Lo afferma in un comunicato il segretario della DcA Gianfranco Rotondi, irritato nel vedere più una Grande Destra anziché una formazione in chiave PPE.

La nota informa inoltre che Rotondi lascerà Roma per recarsi con la moglie e le figlie sul Gran Sasso d'Italia. "Come vedete dalla scelta dei luoghi - sottolinea - se voglio so scavalcare tutti anche a destra. Preciso che è una questione politica e non di posti perché le candidature sono state da me trattate da tempo col presidente Berlusconi e il chiarimento non deve vertere su questo".




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1 marzo 2008
CAMPAGNA ACQUISTI DEL PDL: IN SICILIA INSIEME ALL'UDC DI CASINI
Romano (Udc): "Bene il sostegno della Pdl a Lombardo. Salutiamo con soddisfazione il sostegno del Pdl alla candidatura dell'onorevole Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'Autonomia, a presidente della Regione siciliana. L'Udc ha già assicurato a Lombardo il pieno appoggio, consapevole che la sua candidatura è la scelta migliore non solo per vincere le elezioni, ma anche per governare la Sicilia nell'esclusivo interesse dei siciliani". Così Saverio Romano, segretario dell'Udc Sicilia, commenta l'intesa annunciata dal Pdl per la candidatura di Lombardo alla presidenza della Regione siciliana. Lombardo conferma: «Stiamo lavorando a un apparentamento tra il Pdl e un movimento per il Sud presente in tutto il Meridione. Va trovata una soluzione atipica: Udc e Pdl, che non si intendono sul piano nazionale, hanno invece buone possibilità di collaborare in ambito siciliano».

Di lì a poco arriverà la conferma di Pierferdinando Casini: «Dove si raggiungeranno delle intese per presentare giunte di centrodestra, noi non avremo difficoltà: non saremo ideologici. E in Sicilia ho amici maggiorenni e vaccinati, possono decidere loro». Gli "amici" isolani, infatti, formalizzano la linea nel pomeriggio: l'ufficio politico dell'Udc, che si riunisce a Palermo, non si dice contrario all'appoggio del Pdl. «Noi il nome di Lombardo l'abbiamo proposto da tempo - dice il segretario regionale Saverio Romano - L'eventuale convergenza del Pdl sulla candidatura di Raffaele Lombardo non può che trovarci d'accordo». L'Udc, in questo modo, manterrebbe una concreta possibilità di restare dentro il governo della Regione, ma non solo: se si farà l'alleanza, rivela Romano, «studieremo anche un patto di non belligeranza per le Politiche in Sicilia». E per il Senato, dove lo scudocrociato non è certo di raggiungere la quota dell'8 per cento, dovrebbe correre proprio Cuffaro.

Alla faccia della coerenza e del disinteresse per il potere.


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POLITICA
1 marzo 2008
BERLUSCONI GETTA LA MASCHERA INFIERENDO ANCORA CONTRO DI PIETRO
Silvio Berlusconi cambia toni e non si tira certo indietro dal menare i fendenti di un tempo, soprattutto all'indirizzo di Tonino Di Pietro, regalando ai microfoni di 'Radio Anch'io' il primo attacco ad alzo zero della contesa. Obiettivo del missile Antonio Di Pietro, il "campione di manette" che fa "orrore" al leader del Pdl. "Io ho orrore di Di Pietro", ha detto infatti Berlusconi a un certo punto della trasmissione e la sua alleanza con il Pd "mi ha sconcertato, perché significa che nel Partito democratico c'è una cultura giustizialista che non è venuta meno". La 'difesa d'ufficio' del segretario dell'Italia dei Valori è del capogruppo alla Camera Massimo Donadi: "le dichiarazioni di Berlusconi nei confronti di Di Pietro rappresentano per il leader del Pdl l'inizio della sua fine. Il Berlusconi politically correct, che accettava una campagna elettorale basata sul fair play, sul riconoscimento di regole di rispetto reciproco e di condivisione di alcuni valori fondamentali, anche in campagna elettorale, è durato due settimane. Da oggi Berlusconi ha gettato la maschera ed è tornato ad essere quello che è da sempre, un uomo che ha costruito la sua fortuna politica aizzando l'odio tra gli italiani, evocando da sempre scontri apocalittici".

A Di Pietro, però, non basta e, alla Camera, entra direttamente nella querelle, definendo gli attacchi dell'ex premier semplici "contumelie", dettate dalla "paura per il risultato elettorale". "Evidentemente Berlusconi comincia a temere il risultato elettorale - ha detto - se impegna se stesso e quintali di inchiostro dei suoi giornali nella denigrazione dell'avversario, e per il solo fatto che in un'altra vita ho esercitato la funzione di pm facendo il mio dovere".

Berlusconi ha "gettato la maschera" del politically correct e con il suo attacco ad Antonio Di Pietro e' tornato ad essere quello che e' da sempre, un uomo che ha costruito la sua fortuna politica aizzando l'odio tra gli italiani, evocando da sempre scontri apocalittici: il bene contro il male, la liberta' contro il comunismo, e nell'irridere e denigrare i suoi avversari politici, mai degni di competere con il superuomo, l'unto del Signore.

Nel tornare a questo cliche', Berlusconi appare improvvisamente per quello che e': un vecchio arnese, incapace di pensare al futuro e ossessivamente legato ai suoi vecchi rancori. Berlusconi odia Di Pietro perche' colpevole di aver contribuito a cancellare per sempre quel sistema di corruzione politica e di connivenze politico-economiche al quale Berlusconi imprenditore deve tutto. Un uomo cosi' non e' in grado di offrire al Paese nessun futuro, puo' soltanto trascinarlo in queste sue senili ossessioni.

In realta' Berlusconi non odia Di Pietro, ma quei valori che per molti italiani Di Pietro rappresenta: la giustizia, la legalita', il rispetto delle regole, tutto cose per le quali Berlusconi ha una vera e propria allergia. Per quanto riguarda noi, al contrario suo, di Berlusconi non ci interessa assolutamente niente perche' lui e' soltanto il passato, l'unico problema e' che lui non lo ha ancora capito.



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23 febbraio 2008
PDL E LA CAMPAGNA DEI "NO"
Dopo la presentazione della capolista del PD per la Camera nella circoscrizione Lazio I, la giovane Dottoressa Marianna Madia, di soli 27 anni, spuntano le solite notizie mirate ad infangare gli avversari. Le viene rinfacciato di non essere poi così tanto nuova e immacolata politicamente, ma vediamo perchè. E' "accusata" di lavorare alla segreteria di Enrico Letta, di collaborare come giovane economista con l'AREL (Agenzia Ricerche E Legislazione), e di conoscere già Walter Veltroni.

Se questi sono i "toni pacati" auspicati da Napolitano, e soprattutto se questi sono gli argomenti della campagna elettorale da parte della destra, lasciatemi dire che siamo messi proprio male! Secondo quali criteri dovrebbero scegliere gente nuova se non in base alle capacità e potenzialità dimostrate, come il fatto di essere una giovane economista? E cosa ci troviamo di strano nel fatto che stando nel PD a Roma, conoscesse anche Veltroni? Soprattutto perchè è stato proprio lui a notarla e ad introdurla in politica per le sue capacità, ed è egli stesso a raccontarlo a TV7. Il padre di Marianna era consigliere comunale a Roma. Purtroppo morì prematuramente e come suo dovere istituzionale e morale, il sindaco Veltroni si recò presso la famiglia, conoscendo così Marianna ed apprezzando anche la sua forza in quella situazione. In seguito Veltroni è rimasto in contatto con la famiglia per sostenerla nel momento difficile che vivevano, ma questa si è rivelata un'occasione per conoscere le capacità di una ragazza che, checché se ne dica, è finalmente un volto nuovo e pulito della politica!


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23 febbraio 2008
CAMPAGNA DENIGRATORIA VERSO DI PIETRO
Il Giornale di Berlusconi insieme a Panorama, sempre del gruppo Berlusconi, spara la notizia “Di Pietro indagato” con una sfilza di reati che più ne ha, più ne metta. Sembrerebbe che stiano facendo chissà quale indagine nei miei confronti e chissà quali reati avrei commesso assieme ad altri dirigenti dell’Italia dei Valori in riferimento a contributi pubblici ricevuti.

I fatti in questione derivano da una serie di denuncie presentate da uno dei simpatizzanti e soci aderenti all’Italia dei Valori che ha deciso di andare via perché non condivideva più la nostra politica, e ha messo in piedi un’infinita sfilza d’atti giudiziari, ben 13 in sede civile ed uno in sede penale. Tutte le cause in sede civile sono terminate e hanno visto soccombente e condannato alle spese processuali. Questo soggetto non ha nemmeno pagato le spese processuali a cui era stato condannato dai vari tribunali, ben 13, e gli è stata sequestrata e messa in vendita la casa, proprio perché non adempiva ai provvedimenti del giudice con riferimento alle sue false affermazioni negli atti di citazione proposti.

Sempre per gli stessi fatti, questo soggetto ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, che già dal marzo dell’anno scorso ha richiesto l’archiviazione per l’insussistenza dei fatti, affermando in via preliminare di tenere presente che il soggetto in questione è emotivamente coinvolto in tutte le vicende presentate e non è chiaramente sereno nelle sue espressioni di volontà. Parole della Procura della Repubblica, una richiesta d’archiviazione, e non di indagine, dove non sono stato nemmeno interrogato perché non è stato necessario, che viene trasformata oggi, a ridosso delle elezioni politiche, dai giornali di Berlusconi, Il Giornale e il Panorama, in un’accusa da sparare in prima pagina per cercare di denigrare e diffamare l’avversario.

VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=paJ1WQURMdA




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